Minitransat650.com Forum
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Author Topic: il "trasferimento" di Di Benedetto continua nonostante ...  (Read 2848 times)
Alniyat
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« on: April 04, 2010, 06:29:35 AM »

Ragazzi, a Monza qualche mese fa ci fu una serata dove i reduci dalla transat (non tutti, ma molti) hanno raccontato le loro esperienze epiche e vicende singolari accadutegli.
Bella serata, ma alla fine, alla domanda: "cosa ne pensate dell'impresa di Di Benedetto?", la quasi totalità dei protagonisti della serata ha risposto che pensavano che non era nient'altro che un trasferimento di un mini, che non era più un mini visto come era attrezzato (ci mancherebbe pure!!!) e che era un'impresa inutile vista anche l'esigua velocità che poteva fare la barca, per cui non c'era nulla di tecnico, ma solo una prova di resistenza in mare!!!
La cosa mi aveva scioccato non poco, perchè consideravo, considero, e considererò, l'impresa che sta portando avanti una Grande Impresa! Affrontare gli oceani del sud con un mezzo di 6,50 metri, in solitario, e senza assistenza, mi pare ben più di un trasferimento ... però credo che abbiano risposto cosi perchè loro parlavano di attraversare l'atlantico, e Alessandro si sta girando tutti gli oceani ...

Il post l'avrei potuto aprire anche all'indomani della serata, ma lo pubblico adesso dopo avere saputo cosa è successo in questi giorni ad Alessandro, ovvero il 30 di Marzo è stato colpito da una tempesta fortissima poco prima di Capo Horn e ha disalberato ...
e nonostante la tempesta, il mare che si possa trovare al capo, etc ... ha rimontato l'albero in modalità di fortuna e continua il viaggio per completare l'impresa!!!
Essi, proprio un bel trasferimento!!!

Non è una critica a chi considera e ha detto che la sua è un esperienza INUTILE, ma un messaggio di solidarietà espresso da uno che sogna un giorno di ripercorrere quelle miglia (magari con una barca più grande :p ) e che ammira queste imprese fuori dal comune!!!
Son sicuro che quest'impresa aumenterà ancora di più l'attenzione sulla classe mini, e andrà tutto a nostro favore!!!

Un saluto e un augurio di Buona Pasqua a tutti Voi!!!

Buon Vento

Alberto
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isi
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« Reply #1 on: April 04, 2010, 21:27:46 PM »

era ora che ti togliessi questo "sassolino" dalla scarpa, a quella serata non c' ero sinceramente non so come avrei reagito, forse è stato giusto così aspettare e rispondere proprio adesso che si parla tanto di classe. mi veine d' aggiungere non solo classe 650 ma classe a 360°. 
buone feste a tutti
christian
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sand creek 686
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« Reply #2 on: April 06, 2010, 15:59:00 PM »

Carissimi Io sono uno di quelli che ha detto quelle cose ............ dopo aver letto il libro di Bombard, a voi è per caso capitato tra le mani ?

le cose credo sia necessario approfondirle prima di giudicarle.

un saluto e continuiamo a parlare di classe con classe

Luca
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luco
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« Reply #3 on: April 06, 2010, 18:00:53 PM »

 io mi inchino di fronte a quello che sta facendo di benedetto, ha di gran lunga superato i limiti di quello che io pensavo possibile a bordo di una barca del genere....

se gli uomini si misurano anche in base ai sogni che provano a realizzare,....

luca 507
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nicola_nanan359
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« Reply #4 on: April 06, 2010, 22:51:04 PM »

quest'estate, non so nemmeno perchè, ho fatto la qualifica: 1000 miglia al caldo nel mediterraneo.

all'arrivo, alle sei di mattina ho fatto una colazione che il giorno dopo il bar ha chiuso per ferie per tre mesi tanto ormai i soldi della stagione li avevano fatti.

il giorno che parto per fare, come Di Benedetto, circa 27 QUALIFICHE DI FILA (mio Dio, mi sono stancato solo a scriverlo), se volete fare i soldi seguitemi e due giorni prima del mio arrivo comprate le azioni della Bistefani perchè festeggerò a Krumiri.
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bigwave
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talk less, sail more


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« Reply #5 on: April 07, 2010, 02:26:50 AM »

Ero presente anch'io quando si è parlato del "trasferimento" di Di Benedetto: il mio primo pensiero, a caldo, è stato quello di non essere d'accordo con questa definizione. Poi ci ho pensato spesso, a freddo, e ora continuo straconvinto a non essere d'accordo! Comunque ognuno la può pensare come vuole, l'importante è che Alessandro porti la pellaccia a casa e se riporta anche la barca, tanto meglio per tutti. Ciao
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ITA 721 - Moitouseul
www.marcorossi.org
awcaracci
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« Reply #6 on: April 07, 2010, 23:15:55 PM »

Carissimi ministi
credo doveroso un chiarimento perchè le emozioni sono difficili da descrivere e a volte le parole non bastano.
Riguardo all'impresa di Di Benedetto la domanda era cosa ne pensavamo e ribadisco il mio pensiero e approfitto per spiegarmi meglio.
Per me sata facendo una prova di resistenza fisica, come attraversare l'oceano a remi o fare una maratona nel deserto. L'aspetto velico è in secondo piano, da qui il concetto del trasferimento.
Non ci può essere piacere / abilità nel navigare a 6/7 nodi con una barca di 6.5 metri, c'è solo resistenza, perchè il mare ti prende a schiaffi per giorni e giorni ed ogni tanto ti da dei cazzotti alla bocca dello stomaco e ti fa stramazzare , credete che non lo sappia?
Pensate che non abbia vissuto burrasche sulla mia pelle? Il mare può fare di noi ciò che vuole non mi sembra il caso di stuzzicarlo più di tanto.
Di Benedetto sta dimostrando ancora una volta una cosa nota e cioè che alcuni esseri umani si sanno adattare molto bene ad ambienti ostili e sanno resistere come Bombard a situazioni estreme.
Bene per me non c'è gusto perchè è un adattamento passivo, bisogna resistere  e resistere ancora.
Io non i diverto e quindi non lo farei mai.
Probabilmete io come molti altri saremmo in grado di resistere come lui ma non sento il desiderio di dimostralo ne a me ne agli altri. Spero di non dover mai stare su una zattere di salvataggio in attesa di soccorsi.
So perfettamente che si può fare ma preferisco mettermi alla prova in situazioni più complesse e coinvolgenti e meno rischiose.
Il punto della questione è la motivazione.
Ho fatto 3 volte la minitransat perchè quando mi trovo in planata a 15 nodi sovrainvelato ogni secondo è importante, ogni mio gesto è fondamentale, ogni movimento del mio braccio può farmi planare ancora più a lungo o farmi spaccare l'albero. A quel punto nasce la domanda: quanto posso resistere in queste condizioni, per quanto tempo posso mantenere la lucidità necessaria per portare la barca al limite? Quante ore ancora 1/2/5/.... In quelle condizioni mi metto alla prova trovo il mio equilibrio psicofisico e la mia consapevolezza ...ma sto volando in una dimesione inesplorata ma soprattutto ho il sorriso stampato sul volto . Mi ricordo bene quei momenti li ho vissuti intensamente, ERO FELICE, una gioia indescrivibile che come un incantesimo annullava la fatica, la stanchezza, la fame.....talmente felice che la regata e la competizione passano in secondo piano, in quel momento vuoi solo continuare a surfare, è come una droga che si impossessa di ogni cellula del tuo corpo.... vorresti non smettere più ma non puoi....ad un certo punto devi smettere perchè l'adrenalina e la gioia hanno attinto a tutte le ultime energie residue, finite le quali il corpo si spegne......
L'abilità  e il gioco  sono capire se stessi, i propri limiti, e cercare di superarli. Ma non sono solo limiti fisici di resistenza ma anche limiti intelletivi, sensoriali, emotivi fisiologici ecc.ecc.
Di Benedetto sta mettendo a dura prova solo quelli fisici e forse quelli emotivi ( si starà domandando anche lui cosa sta facendo).
Ma a parte tutti questi discorsi l'aspetto fondamentale  di questa discussione resta emozionale, per me fare quello che sta facendo Di Benedetto non sarebbe DIVERTENTE.
Non trovo nulla di idvertente e di emozionante a stare dentro una tinozza che galleggia in mezzo alle onde, trovo invece fantastico timonare una barca in planata continua sulle onde dell'oceano, dove anche la più piccola distrazione potrebbe essere fatale, da un punto di vista sportivo.
Quindi per me l'impresa di Di Benedetto è un impresa umana non sportiva, per me lo sport deve essere anche divertimento oltre che competizione.

Onore al merito a Di Benedetto, qualunque  sarà l'esito di questa sua esperienza.

Andrea Caracci
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Andrea
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« Reply #7 on: April 08, 2010, 15:43:15 PM »

Mi trovo perfettamente d'accordo con Andrea C.
Grandi verità, è anche il mio pensiero e non avrei saputo trovare parole migliori.

Andrea
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Alniyat
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« Reply #8 on: April 08, 2010, 17:25:43 PM »

bè, mi fa piacere leggere i diversi pareri su un'unica barca, un'unico uomo, un'unica impresa e l'unica cosa che cambia sono solo i nomi dei mari che sta attraversando!
Posso capire e comprendere il post di Caracci perchè si è formato su una deriva altamente tecnica, compete al massimo livello sui prototipi, ed è un ingegnere (manca poco e saremo anche colleghi), però cè gente che non ha fatto 420 e 470, ma il laser, dove solo pochi anni fa si sono introdotte una serie di regolazioni in cui prima era bandito addirittura mettere un bozzello, dove non è la consistenza del gelcoat o la trama della vela a farti vincere (oltre all'esasperata tecnica dell'equipaggio), ma la capacità di controllare il fisico più a lungo degli altri ... idem per l'optimist ... mi ricordo ancora quando alla mediterranean cup di Reggio Calabria di 10 anni fa le onde si rompevano direttamente nella "bagnarola" che erano più alte dell'albero (ci voleva poco), e nonostante tutto, si continuava a regatare ... anche senza svuotatori e strozzascotte, e ogni planata era una scuffia o un'ingavonata!
Anche quella era considerata, a detta degli spettatori e velisti, impresa velica, nonostante non si planava a 18 nodi e ci si faceva prendere a schiaffi dal mare e dal vento come mai visto!
Definire un'impresa "utile o non" solo a seconda del livello di divertimento che ci provoca, mi pare riduttivo, molto riduttivo. Non credo che gli scalatori del K2 si divertono cosi tanto arrivati in certi punti, però lo fanno per un sogno che hanno ... avevo sentito addirittura di un italiano che voleva scalare o scendere non so quale vetta a piedi scalzi (lui è famoso per questo) ... sembrerebbe anche questa un'esperienza inutile, ma queste esperienze "inutili" servono ad allargare sempre di più i nostri limiti, e i limiti della nostra tecnologia, per cui, ben vengano le impresi inutili.
Dico e preciso, che io non vengo da classi altamente tecniche (ho passato gli ultimi 15 anni su optimist e laser e su qualche "barcone" dislocante, ahimè!), perciò il mio disappunto sulle affermazioni sentite e lette, perchè per me valgono più altri fattori rispetto ad altri ...
Ma sono convinto che nessuna delle due opinioni riguardo l'impresa di Alessandro sia quella più giusta dell'altra, sarebbe come far conciliare i fan della Parigi-Dakar ai fan della Ferrari ... sono modi differenti di vivere uno stesso sport!

Però, visto che è ITALIANO (per una volta non siamo costretti a vedere sempre sti francesi), visto che è su un MINI [anche se attrezzato per poter far fronte alle condizioni a cui va incontro (le onde nel pacifico non sono, a leggere, come le onde nel POT)], visto che la Classe Mini Italiana sta avendo un boom non indifferente e deve continuare a coltivare i suoi talenti emergenti e non, in tutti i modi ... penso sia giusto non liquidare l'impresa che sta compiendo come "inutile" ... perchè sui forum esteri non pare affatto cosi, ma si sà, siamo italiani, l'esterofilia ce l'abbiamo nel sangue! :p

un saluto a tutti e chiedo scusa se qualche affermazione ha potuto far risentire qualcuno, non era affatto mia intenzione, visto che stimo tantissimo chiunque abbia il coraggio di andar per mare (un pò meno i francesi :p) perchè qualsiasi parola loro ti arricchisce e ogni gesto ti fa sognare.

Ciao e buon vento

Alberto
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alb14
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« Reply #9 on: April 08, 2010, 18:03:43 PM »

Complimenti per il forum vi seguo sempre.
Provo ad immaginarmi un mini( che non è più tanto un mini) costretto a lottare contro i roaring fourties a 5 nodi. Mari montagnosi e urlo del vento per giorni e giorni, forse solo chi lo ha fatto può dire che tipo d'impresa è. Umana non lo so..il giro del mondo di Guzzwell sul Trekka per me è una impresa umana! Chiamare trasferimento il giro del mondo alle alte latitudini con la barca più piccola con cui sia mai stato compiuto non spiega bene la differenza che c'è tra una transat e l'impresa di Di Benedetto.

Ciao
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luco
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« Reply #10 on: April 08, 2010, 22:44:47 PM »

mmmm.....
penso che ci siano delle persone che in mare ci stanno bene, e penso di essere una di quelle,... con questo non voglio dire che talvolta non ci soffra incastrato in un mini, ma felice  o porconante MI SENTO VIVO!

penso che nella storia di Di Benedetto la competizione debba passare in secondo piano, penso che un'esperienza del genere sia molto intima e difficile da giudicare dall'esterno.
una cosa del genere mi ricorda più un colpo di testa alla moitissier, un'avventura romantica, che un altrettanto inutile competizione.

forse lui vive quello che io immaginavo essere lo spirito mini, o forse quello che era una volta, un pazzo sogno di un uomo in mezzo al mare...
a me  piace un sacco la sua idea di prendere e correre dietro a questo sogno pazzo,incredibile, giocandosi tutto!!! ( perchè non vorrei essere pessimista, ma credo che i rischi di un'avventura del genere siano molto alti).

mi dispiace poi per quelli che non riescono a godersi anche la lentezza e la tranquillità della barca a vela,.... ma se un giorno non dovessero più bastargli i 15 nodi di un mini, gli ricordo che esistono anche le barche a motore e le competizioni di barche a motore =P

ciao luca tosi



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STEFANO
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« Reply #11 on: April 08, 2010, 23:15:27 PM »

Non scordiamoci mai che stiamo parlando di un velista che si è sparato in solitario prima l'Atlantico e poi il Pacifico su di un cat che ricordava veramente quelli da spiaggia ,non come quelli dei record che lo hanno seguito ,dal costo di svariate decine di migliaia di euro.
Credo sia un'azzardo presuntuoso volere fissare dei paletti sul "quando"uno si diverte.
Per un velista della domenica anche un partente all'Arci deve sembrare un pazzo scatenato in vena di rovinarsi la vita,allo stesso modo credo che volere "inquadrare"e giudicare ad ogni costo quello che sta facendo Alessandro sia pretestuoso.
Chi ci dice che planare ad otto nodi schivando le barbe grigie del pacifico meridionale non sia altrettanto esaltante ,difficile ed emozionante che farlo a 15 negli Alisei?
Che senso ha fare quello che fa lui,ha reso dislocante una barca nata per planare,perchè allora non su di un 5 metri....?e via domandando...mi sembra un abbaiare alla luna.
Gente:siamo di fronte ad uno che sta rialberando una barca nei quaranta ruggenti,sulla rotta dell'Horn!!Il suo livello di marineria,determinazione e consapevolezza nautica mette le vertigini ,quindi tutti giù il cappello, che rischiamo solo di essere abbagliati dal fissare troppo direttamente il sole di tanta bravura!
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luco
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« Reply #12 on: April 09, 2010, 00:08:17 AM »

clap clap clap clap clap clap clap clap clap
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AlfreDOC
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« Reply #13 on: April 09, 2010, 00:49:44 AM »

Mi permetto di entrare in questa interessantissima dicussione perchè mi sembra di intuire che si stiano dicendo cose abbastanza simili, ma con mentalità e visioni differenti, parto con una similitudine: -  tra compiere il cammino di Santiago di Compostela e una maratona di 42Km, il primo è sicuramente una prova di resistenza, ma ha poco di performance atletica mentre la maratona corsa con altri concorrenti con l'obiettivo di arrivare primo o almeno tra i primi è sicuramente una performance atletica.
Ecco così -senza nulla togliere all'avventura straordinaria di Di Benedetto- credo che chi si è preparato e continua a prepararsi per regatare portando la propria imbarcazione al limite, talvolta penso anche oltre, trovi che questa performance sia poco utile, mentre chi non ragiona solo dal punto di vista agonistico vede questa come un'impersa velica che porterà più in alto i limiti attuali.
Tra il giro del mondo di Chichester e l'ultimo Vandée di Desjoyeaux ci passano oltre che una quarantina d'anni anche una diffrenza di mentalità nel condurre la propria imbarcazione, infatti il primo "regatava" contro il tempo e voleva fare un'impresa mai realizzata, Desjoyeaux invece doveva spingersi al limite cercando di commettere meno errori possibili unica via per la vittoria dato che dietro di lui c'erano altri regatanti altrettento ben preparati e determinati.
Le motivazioni che spingono una persona ad affrontare un'impersa del genere sono molte, bisognerà aspettare i suoi resoconti per capire qualcosa di più.


Alfredo
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awcaracci
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« Reply #14 on: April 09, 2010, 06:06:30 AM »

Vedo che nell'affrontare la discussione si dimentica sempre quale era la domanda: cosa ne pensate del giro del mondo di Di Benedetto?
La domanda era stata posta a dei regatanti della classe minitransat cioè dei velisti che amano non solo navigare ma anche la competizione, le sfide.
La minitransat è forse una delle più affascinati sfide sportive dello sport velico che sia mai stata organizzata. E' una sfida a 360° che occupa tutti gli aspetti della noste emozioni.
A noi velisti/marinai la sfida di Di Benedetto è poco comprensibile, provo a spiegarmi ulteriormente:
La barca di Di Benedetto è un minitransat? NO
Di Benedetto sta facendo una regata? NO
Sta facendo un record, sta lottando contro il tempo? NO
Si sta divertendo? Dubito fortemente, ameno che non sia un masochista, sò bene cosa significa navigare su una barca di 6.5mt
Sta rischiando la pelle ? SI
Sta dimostrando di essere un gran marinaio? SI
Aveva bisogno di dimostrarlo ulteriormente dopo aver attraversato 2 oceani in cat? NO
Allora cosa sta facendo? Vuole entrare nel libro dei record? Forse
Cosa ne penso? E' un impresa inutile, rischiosa, che non mi emoziona e che non farei.
Ogni altra considerazione è inutile è la mia opinione che ho ampiamente motivato. Ho risposto alla domanda.
E' una risposta che non vi piace, mi dispiace ma non è un problema di invidia o di esterofilia, questo giro del mondo poteva farlo chiunque, famoso o sconosciuto, bello o brutto, italiano o straniero, continuerò a pensare che una barca di 6.5mt sia troppo piccola per fare  il giro del mondo con un margine ragionevole di sicurezza, e io di miglia sul mini ne ho fatte circa 30.000.
Durante l'ultima Vendee degli open 60 si sono fermati al largo del Cile per aspettre che una burrasca passasse prima di doppiare capo Horn.
Se Di Benedetto si dovesse trovare in una situazione simile che margine di manovra potrebbe avere la sua barca che si muove lenta e goffa in mezzo ad onde più alte del suo albero?

Per fare un analogia con la montagna Di Benedetto sta scalando una parete Nord e non contento della difficoltà, calzando degli scarponi con una misura inferiore a quella dei suoi piedi, per dimostrare che oltre a confrontarsi con la fatica e il rischio ci mette anche il dolore ai piedi.
La mia domanda è: che senso ha?
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